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PERCHÉ VIAGGIARE?
Qualsiasi dizionario descrive il significato del verbo “viaggiare”, come “spostarsi da un luogo all'altro, per lo più distanti tra loro, con un mezzo di trasporto”. Se ci pensiamo, infatti, l’essenza del viaggio non è tanto arrivare alla destinazione finale, quanto piuttosto l’esperienza stessa del viaggio. Mi viene in mente una citazione di Konstantinos Cavafis:
“Quando si parte per un viaggio […] bisogna augurarsi che la strada sia lunga, fertile di avventure e di esperienze”.
Con queste parole il poeta greco vede il viaggio come occasione di conoscenza di sé e fonte di incontri e momenti sensazionali.
Una sfida

Al di là della miriade di ragioni che ci spingono a vagabondare, quando sentiamo la “chiamata” iniziamo a fantasticare, immaginare e pianificare il prossimo viaggio. Tutto ciò implica la disponibilità a mettersi in gioco, ad affrontare l’ansia dell’inaspettato e dell’ignoto. In ogni viaggio, anche il più organizzato o conveniente, abbandoniamo la sicurezza data dalla routine delle nostre abitudini e da chi amiamo. Il viaggio diventa così una sfida perché, a volte, siamo costretti a fare affidamento solo su noi stessi per superare le prove che si presenteranno lungo il cammino. Proprio per questo, una volta tornati, abbiamo una maggiore consapevolezza di noi stessi, dei nostri limiti e delle nostre paure e questo ci rende persone migliori.
Un'opportunità

Oltre ad aprire i propri orizzonti, non solo fisicamente ma anche culturalmente, il viaggio permette di scoprire posti nuovi e incredibili, ma anche di stabilire nuove relazioni con mondi diversi, di conoscere e comprendere popoli e culture, di cambiare aspettative e aumentare la dimensione della conoscenza con cui hai iniziato. Allontanandoci dalla nostra comodità e familiarità, abbiamo l'opportunità di aprire la nostra mente, che non è più filtrata dagli schermi, e siamo in grado di apprezzare e accettare la differenza.
Il cambiamento

Lungo o breve che sia, ogni viaggio ci cambia. Lo affermava il filosofo, vescovo e teologo romano Agostino di Ippona
“Il mondo è un libro, e chi non viaggia ne legge solo una pagina”.
Da questa sua famosa citazione risulta chiaro che più viaggiamo e più pagine potremo scrivere nel libro della nostra vita. Questi ricordi rimarranno impressi per sempre e una volta cresciuti non racconteremo ai nostri nipoti gli stessi giorni di vita passata e di routine, ma la gioia di quegli attimi che ci hanno tolto il fiato, la meraviglia dei luoghi più remoti, le emozioni degli incontri con le persone più diverse o con gli odori e i sapori dei cibi più strani.
La memoria

Anche la fine di un viaggio rappresenta un momento importante, caratterizzato da una sorta di nostalgia e malinconia. Fotografie e souvenir ci permettono di ricordare i luoghi dei nostri viaggi, mentre raccontare agli amici gli aneddoti più sorprendenti ci fa sentire compiaciuti e orgogliosi. Anche in questo caso, postando video e foto su Facebook o Instagram, il viaggio rivive come racconto di noi nel mondo, non diversamente da quando, secoli fa, i giovani rampolli della nobiltà intraprendevano un Grand Tour d'Italia e annotavano itinerari, descrizioni, impressioni ed eventi nei loro diari di viaggio.
L'esperienza

A volte confondiamo il piacere immediato che può regalarci l'acquisto di un bene materiale e che scompare dopo poco, con ciò che può davvero aiutarci a essere felici, ovvero la possibilità di poter vivere esperienze uniche. Viaggiare resterà sempre uno dei modi più belli per vivere pienamente la vita e provare le emozioni più intense; una vita vissuta nella ricchezza che la varietà del mondo ci offre. Quindi ti dico:
“Non comprare cose, compra esperienze che ti rendono felice”.
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Articolo di Marco
