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LA COSA PIÙ BELLA DELLA TUNISIA? LE PERSONE

LA COSA PIÙ BELLA DELLA TUNISIA? LE PERSONE

Tunisia fuori rotta
Sono appena tornato da un viaggio in Tunisia. Dieci giorni intensi, vissuti senza itinerari blindati, ma con la curiosità di capire un paese che conoscevo solo per sentito dire. Mi aspettavo paesaggi forti, siti archeologici, medine e deserto. Tutto vero. Ma quello che ha fatto davvero la differenza sono state le persone.
Ho guidato per oltre 2.000 chilometri da nord a sud, attraversando città, villaggi, deserto e costa. Ho avuto tempo per osservare, fermarmi, parlare. E alla fine, più dei luoghi, mi restano i volti, le voci e la naturale gentilezza incontrata lungo la strada. Ho vissuto la Tunisia con lentezza e attenzione, e posso dirlo con certezza: quello che mi porto addosso, più della sabbia del deserto, è l’umanità delle persone incontrate.

Un incontro vero
All’inizio, come accade in molti paesi dove l’accoglienza può sembrare troppo “spontanea” per essere vera, ero un po’ guardingo. Ti chiedi: “Perché mi sta aiutando? Vorrà qualcosa in cambio?”. 
In Tunisia mi è successo molto raramente che dietro un gesto gentile ci fosse una richiesta. E quando è accaduto, è stato fatto con educazione e rispetto, senza insistenza. Il più delle volte, invece, l’aiuto era puro e gratuito. Col tempo impari a fidarti, ad accettare, a sorridere. E ti accorgi che, in fondo, sei tu a ricevere più di quanto dai.

Umanità quotidiana
Sono tanti i momenti che mi hanno sorpreso: quella volta che un uomo, incontrato per caso in un quartiere storico, si è offerto di accompagnarmi a piedi per spiegarmi la storia del posto, rifiutando qualsiasi ricompensa. O la mattina in cui, mentre cercavo un bar per fare colazione a Tozeur, un anziano mi ha offerto un caffè e un dolce locale, senza nemmeno sapere il mio nome. C’è stato anche chi mi ha regalato pane caldo appena sfornato, o chi ha pagato il parcheggio della mia auto con un sorriso e un semplice “Benvenuto in Tunisia”. L’ospitalità è istintiva.
Molti mi raccontavano degli anni vissuti in Italia come emigrati o che avevano un fratello o un cugino che vive a Milano o Roma.
Ovunque andassi, mi capitava di essere fermato per una chiacchierata sul calcio, un saluto, una domanda su dove fossi diretto. “Di dove sei?”, “Ah, italiano! Che bello”. C’è un sentimento diffuso di amore per l’Italia, una connessione storica e affettiva che si percepisce.

Viaggiare senza pregiudizio
Uno dei pregiudizi più comuni sulla Tunisia riguarda la sicurezza. Eppure, non mi sono mai sentito in pericolo. La presenza della polizia è costante ma mai oppressiva. I numerosi posti di blocco sono stati sempre cordiali, rapidi, rispettosi. Anzi, a volte si trasformavano in una conversazione informale, dove gli agenti erano più curiosi di sapere come stessi vivendo il viaggio che interessati ai miei documenti.

Berberi, pietra e memoria
A sud, verso Chenini, Matmata e Tataouine, si entra nel territorio berbero. Gli uomini indossano con orgoglio i loro abiti tradizionali e ti spiegano i motivi e i segni ricamati finemente sui tessuti. Le donne preparano il pane nei forni scavati nella terra, i bambini giocano tra le case in pietra cruda.
A Matmata ho visitato un villaggio troglodita. George Lucas ne è rimasto talmente affascinato da scegliere proprio questo luogo per girare le scene di Star Wars ambientate sul pianeta Tatooine. Oggi parte di quel set è diventata un piccolo museo. Ma Matmata è tutt’altro che un set: è un villaggio vivo, abitato, dove lo stile di vita non è cambiato granché. Le case scavate nella roccia per sfuggire al caldo cocente sono ancora abitate e vibranti di antichi riti.

Dentro la Tunisia: le medine
Ogni città tunisina ha la sua medina: un centro storico murato, fitto di vicoli, botteghe, mercati.
A Tunisi mi sono concesso di perdermi tra i vicoli della sua medina, inaspettatamente bella. Si sale fino alle terrazze per guardare la città dall’alto: piastrelle blu e bianche che riflettono la luce, vasi sbeccati con piante grasse, tavoli bassi consumati dal sole. Intorno, il richiamo alla preghiera del muezzin, l’odore di pane caldo, il gelsomino.
Scendendo, il profumo cambia di nuovo. Tè alla menta con mandorle e pinoli tostati si mescola al cuoio, alle spezie, alla polvere.
Dietro le porte massicce in legno scolpito, immancabilmente decorate con la Mano di Fatima in ferro battuto, si celano ristoranti inaspettati: appena si entra, si è accolti da un intenso profumo di arancio amaro e dal silenzio fresco dei patii interni.
In tutti i souk incontrati lungo il viaggio, la vita esplode nelle botteghe: ceramiche dai colori saturi, articoli in cuoio spesso, tappeti berberi annodati, borse intrecciate in palma nana, tessuti grezzi. Oggetti autentici, non pensati per i turisti. Pezzi di una vita quotidiana che altrove è scomparsa.

Colonne d’Africa: Roma vive ancora
Per gli appassionati di storia come me, la Tunisia è un sogno: Dougga e El Jem non sono semplicemente vestigia. Sono luoghi in cui Roma sembra respirare ancora. Dougga, patrimonio UNESCO, è un’antica città romana che si estende su una collina con vista aperta sulle campagne. Il teatro è perfettamente conservato, i templi mantengono le loro proporzioni, i mosaici affiorano tra le pietre. L’anfiteatro di El Jem, secondo solo al Colosseo per imponenza, si visita in silenzio, senza transenne, tra arcate e giochi di luce. 
E poi c’è Cartagine, la fenice del Mediterraneo: bruciata, cancellata, rinata. Ogni pietra è memoria viva di una città che ha osato sfidare Roma e non ha mai smesso di esistere, nemmeno nella rovina.

Nel cuore del Sahara
A Douz e Ksar Ghilane ho vissuto il Sahara vero. Si cammina tra le dune, si dorme in tenda. La sabbia si infila ovunque: nei vestiti, nei bagagli, nei pensieri. E resta. Di giorno, il caldo è totale. Di notte, il cielo è così vicino da sembrare un tetto che crolla.
Esistono alcuni campi attrezzati, con tende accessoriate e tutto il necessario. Ma non aspettatevi resort con piscine tra le dune o scenografie da spot pubblicitario. La maggior parte dei campi è spartana ed offrono un’ospitalità sincera. Il Sahara mostra la sua natura: essenziale, cruda, profonda.

Djerba, tra i lotofagi e il tempo che si allunga
Djerba affonda le radici nel mito. Si racconta che Ulisse si fermò qui, ammaliato dai lotofagi, uomini che vivevano in pace, nutrendosi di frutti dolci, capaci di farti dimenticare la strada di casa. L’isola ha davvero qualcosa di sospeso. Ti rallenta, ti invita a restare. Le sue strade tranquille, le palme, i muri a calce scrostati dal sole, ti danno l’illusione che non serva andare altrove.
Nel suq, in una bottega nascosta, un sarto mi ha rattoppato una borsa consumata. Non ha voluto nulla in cambio. Alle pareti, foto polverose di lui ragazzino, in posa accanto alla sua vecchia macchina da cucire. 

Sapori misti, radici profonde
Un altro aspetto che rende la Tunisia indimenticabile è il suo cibo. La cucina tunisina è un mosaico di sapori, profumi e colori che raccontano l’intero Mediterraneo.
Il cous cous è il protagonista, preparato in mille modi: con agnello, pesce fresco o verdure speziate. Ogni famiglia ha la sua ricetta, ogni regione la sua variante. Il brik – una sfoglia sottilissima e croccante ripiena di tonno, uovo e prezzemolo – è un altro piatto immancabile, da gustare rigorosamente caldo. La méchouia, insalata a base di peperoni grigliati, pomodori, aglio e olio d’oliva, arriva spesso con pane caldo e olive locali.
Nei souk e nelle panetterie, abbondano i dolci alla pasta di mandorle, al miele o con i datteri, perfetti con un tè alla menta o un caffè nero denso. Una scoperta interessante è stata il succo di palma, bevuto durante una sosta in un’oasi del sud: fresco, dolce ma non stucchevole, con un retrogusto quasi floreale o la bambalouni calda, assaporata camminando tra le viuzze bianche di Sidi Bou Said.
In una trattoria di Tozeur ho mangiato una chakchouka rustica: una pietanza sostanziosa, fatta con pezzi di pasta strappati, immersi in un sugo ricco di pomodoro, patate, carote, datteri, anacardi, spezie e agnello.
Alla tradizione araba si affianca l’eredità francese: croissant, millefoglie, tarte au citron. La pasticceria tunisina è una sintesi perfetta di sapori.

La Tunisia dimenticata: fuori moda, dentro l’anima
Durante il mio viaggio ho incontrato pochi turisti, pochissimi quelli italiani. Negli anni Novanta e Duemila, la Tunisia era una delle mete di punta del Mediterraneo: resort accessibili, pacchetti all inclusive, mare da sogno su brochure patinate. Poi qualcosa si è interrotto. Il turismo ha virato altrove, verso luoghi più esotici, più fotogenici, più “instagrammabili”. Oggi la Tunisia non è virale, non è più glamour. E proprio per questo è rimasta autentica.
È una di quelle mete che non seguono le mode. O che dalle mode è stata esclusa. Chi ci arriva lo fa per curiosità vera: viaggiatori indipendenti, spiriti curiosi, appassionati di storia. O semplicemente chi cerca l’avventura in sella a una moto o al seguito di una carovana di 4x4.
La Tunisia non cerca di piacerti. E forse per questo ti rimane dentro. È economica, accessibile, ricca di storia e umanità. Una terra dove si viaggia ancora per incontrare, non solo per vedere.
Ci sono viaggi che ti mostrano un posto. E altri che ti cambiano il passo. 
La cosa più bella della Tunisia? Le persone.

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Articolo di Marco



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